Postato 1 giorno fa

Bonaccia, calura,
per ovunque silenzio.
L’Estate si matura
sul mio capo come un pomo
che promesso mi sia,
che cogliere io debba
con la mia mano,
che suggere io debba
con le mie labbra solo.
Perduta è ogni traccia
dell’uomo. Voce non suona,
se ascolto. Ogni duolo
umano m’abbandona.
Non ho più nome.
E sento che il mio vólto
s’indora dell’oro
meridiano,
e che la mia bionda
barba riluce
come la paglia marina;
sento che il lido rigato
con sì delicato
lavoro dell’onda
e dal vento è come
il mio palato, è come
il cavo della mia mano
ove il tatto s’affina.

E la mia forza supina
si stampa nell’arena,
diffondesi nel mare;
e il fiume è la mia vena,
il monte è la mia fronte,
la selva è la mia pube,
la nube è il mio sudore.
E io sono nel fiore
della stiancia, nella scaglia
della pina, nella bacca,
del ginepro: io son nel fuco,
nella paglia marina,
in ogni cosa esigua,
in ogni cosa immane,
nella sabbia contigua,
nelle vette lontane.
Ardo, riluco.
E non ho più nome.
E l’alpi e l’isole e i golfi
e i capi e i fari e i boschi
e le foci ch’io nomai
non han più l’usato nome
che suona in labbra umane.
Non ho più nome nè sorte
tra gli uomini; ma il mio nome
è Meriggio. In tutto io vivo
tacito come la Morte.

E la mia vita è divina.

Meriggio, D’annunzio (via soggettivita)
Postato 1 giorno fa

Lune

Postato 1 mese fa
Postato 1 mese fa
Gli altri migravano: per mari
celesti, supini, su navi solari
migravano nella eternità.
I siciliani emigravano invece.
Alle marine, nel fragore illune
delle onde, per nuvole e dune
a spirale di pallide ceneri
di vulcani, alla radice del sale,
discesi dall’alto al basso
mondo, figurati sul piede
dell’imbarco come per simbolo
della meridionale specie,
spatriavano, il passo di pece
avanzato a più nere sponde,
al tenebroso, oceanico
oltremare, al loro antico
avverso futuro di vivi.
Stefano D’Arrigo, Codice siciliano, 1957 (via musaerato)
Postato 1 mese fa
Postato 1 mese fa
Postato 1 mese fa
Forse perchè della fatal quïete    
tu sei l’immago a me sì cara, vieni
o Sera!
E quando ti corteggian liete    
le nubi estive e i zeffiri sereni,
e quando dal nevoso aere inquiete    
tenebre, e lunghe, all’universo meni,    
sempre scendi invocata, e le secrete    
vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme    
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge    
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure, onde meco egli si strugge;    
e mentre io guardo la tua pace, dorme    
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
Alla sera - U. Foscolo (via ermione13)
Postato 2 mesi fa
Postato 2 mesi fa
Postato 2 mesi fa
Il primo sguardo dalla finestra il mattino
Il vecchio libro ritrovato
Volti entusiasti
Neve, il mutare delle stagioni
Il giornale
Il cane
La dialettica
Fare la doccia, nuotare
Musica antica
Scarpe comode
Capire
Musica moderna
Scrivere, piantare
Viaggiare
Cantare
Essere gentili.
Bertolt Brecht, Piaceri (via amillstone)